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KINABALU (BORNEO)

Il Kinabalu è la montagna più alta della Malesia e del Borneo con i suoi 4095 metri di altitudine (è anche una delle cime più elevate di tutto il sud est asiatico). Questa montagna meravigliosa situata nello stato malese del Sabah (a 100km da Kota Kinabalu) è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità Unesco nel 2000.

La sua geologia e il clima unici hanno reso possibile lo sviluppo di una grande biodiversità che comprende numerose specie endemiche, in particolare di piante carnivore e di orchidee. Il Monte Kinabalu è un vulcano estinto che si è formato circa 50 milioni di anni fa ed è circondato da un parco nazionale che ospita una grande varietà di piante e animali, tra cui oltre 3.000 specie di piante, 100 specie di mammiferi, 360 specie di uccelli e 100 specie di rettili.

Kinabalu (Borneo)

La vetta del Kinabalu (la casetta bianca che si intravede è il punto di controllo, in caso di maltempo il passaggio viene chiuso in quel punto).

La montagna è spesso ricoperta dalle nubi e le precipitazioni sono abbondanti per la maggior parte dell’anno. Per questo motivo il botanico olandese Willem Meijer lo descrive come «una montagna di nebbia e pioggia».

Kinabalu (Borneo)

Sto parlando di una delle aree naturali più visitate della Malesia, parco nazionale dal 1964, che attira turisti ed esperti di roccia da tutto il mondo. Scalare il Monte Kinabalu è possibile grazie al sentiero che porta alla cima più alta del monte chiamata Low’s Peak, l’impresa non presenta particolari difficoltà tecniche ma si tratta di una sfida fisica degna di nota, soprattutto se si tenta di salire (e ridiscendere) tutta la montagna in un giorno solo. La salita in definitiva richiede una buona forma fisica e l’acclimatazione all’altitudine, ma non è necessaria una grande esperienza alpinistica. Per quello che posso dire dalla mia personale esperienza diretta, si tratta della fatica fisica più grande che ho mai affrontato nella vita.

CONSIGLI PRATICI

  • Non si può salire la montagna liberamente. Bisogna procurarsi il permesso (solo 135 permessi sono emessi ogni giorno) ed essere accompagnati da una guida autorizzata.
  • Il mio consiglio è di salire e ridiscendere la montagna in due giorni. Per fare ciò si può dormire al rifugio Laban Rata che va quindi prenotato per tempo. Facendo così, l’escursione diventa alla portata di (quasi) tutti e non presenta molte difficoltà. Si presenta inoltre la possibilità di ammirare l’alba dalla cima (e il tramonto da Laban Rata). Salendo e ridiscendendo la montagna in un solo giorno come ho fatto io, vi ritroverete invece davanti a una sfida fisica davvero degna di nota (che avrei tanto voluto evitare).
  • La tempistica normale di salita è all’incirca questa: si parte alle 9 del mattino e si arriva in serata a Laban Rata. Si riparte verso mezzanotte e si raggiunge la cima all’alba. Al ritorno al rifugio si può fare una seconda colazione e poi ridiscendere verso valle. Comunque non c’è da preoccuparsi: ci penseranno le guide a fornirvi orari, punti di ritrovo ed ogni informazione utile per la salita.
  • Non serve particolare attrezzatura per salire il Kinabalu. Consiglio l’uso di bastoni da trekking, luce frontale e abbigliamento tecnico a strati. L’altitudine e le temperature variano ovviamente di molto e quindi c’è bisogno di differenti gradi di pesantezza nell’abbigliamento. L’acqua è facilmente disponibile lungo il percorso (possibilità di rifornirsi in vari punti oltre che al rifugio Laban Rata situato a 3266 metri).
  • Per organizzare l’escursione, se non provvederete online, potrete rivolgervi a un’agenzia dalla città di Kota Kinabalu (a circa due ore dalla base del monte) e prenotare tutto quello che vi servirà. Consiglio comunque di prenotare con ampio anticipo la salita. Io fui uno sprovveduto e credendo che il Kinabalu fosse come le montagne italiane non ho prenotai nulla. Non mi ero informato, lo ammetto. Un errore grave che quasi mi ha impedì di salire la montagna (che non è proprio vicinissima all’Italia…). Improvvisai, e solo per un caso fortuito trovai una guida disposta ad accompagnarmi (la quale, ricordo, è obbligatoria) e comunque non potei dormire a Laban Rata perdendomi parte dell’esperienza.
  • Il punto di partenza del trekking è chiamato Timpohon Gate e si trova a 1.839 metri di altitudine. La salita fino alla cima (4.095 metri) presenta quindi un dislivello di 2.256 metri.
  • Non sottovalutate il Kinabalu: per fare un confronto, il Kilimanjaro è una sfida a mio avviso enormemente più semplice di questa. Non contano i 2000 metri di differenza tra le due montagne ma le tempistiche di salita che qui sono piuttosto ristrette (anche se dormirete al rifugio). Inoltre calcolate che arriverete sopra i 4000 metri e a queste altitudini alcune persone faticano molto. Non sottovalutate questa montagna.
  • Cosa fa la guida? Essenzialmente molto poco. La funzione delle guide qui è soltanto di controllo e di sicurezza. In realtà il percorso è ben segnato e si potrebbe salire anche da soli in quanto non c’è molto pericolo di perdersi. A volte il percorso viene chiuso per meteo avverso; in quei casi il compito delle guide diventa riportare tutti sani e salvi a valle o al rifugio.
  • Il periodo migliore per affrontare la salita del Kinabalu è da febbraio ad aprile. In questi mesi il rischio di pioggia è più basso. Anche ottobre è un ottimo mese ed è quello che ho scelto io, trovando condizioni meteo molto favorevoli. Statisticamente però è meglio evitare l’autunno e l’inverno: in questi periodi il percorso viene spesso chiuso per motivi di sicurezza.

Kinabalu (Borneo)

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LA MIA SALITA

Ci presentiamo al Kinabalu Park Headquarters come degli sprovveduti. Non ci siamo informati e scopriamo solo lì che senza guide non si sale. E ovviamente non ci sono guide. Troviamo un giovane americano – Eric- che insegna inglese a Tokyo ed è in Malesia proprio per salire il Kinabalu. È nella nostra stessa situazione. Insistiamo un po’ con le gentili ragazze alla reception fino a quando ci dicono che forse c’è la possibilità di far venire appositamente una guida appena andata in pensione (ma ancora autorizzata!).

Kinabalu (Borneo)

Alla fine riusciamo ad organizzare la cosa e la guida si presenta. Non parla molto, anzi, quasi non parla del tutto (forse gli abbiamo rovinato il giusto riposo? Spero di no). Facciamo un briefing serale con lui e ci dice che è quindi disposto a portarci sulla vetta del Kinabalu, ma al rifugio non c’è posto. L’unica soluzione è salire e ridiscendere l’intera montagna in un singolo giorno (2256 metri di dislivello). Io, Toni ed Eric ci guardiamo, ci sentiamo forti ed allenati, pronti a tutto fuorché di rinunciare alla possibilità di salire il Monte.

Kinabalu (Borneo)

È deciso, l’indomani si va. Tutti felici ci mettiamo alla ricerca di un posto dove passare la notte. Troviamo una camera tripla in una sgangherata guesthouse su una strada molto trafficata.
La notte è insonne.
Anche perché un insetto enorme è entrato in camera e rumorosamente cerca di aprire una scatola di cibo di Eric. Con le sue zampe l’insetto fa un baccano incredibile cercando di accedere al cibo rinchiuso nella scatola di polistirolo. Ci vuole un po’ per capire da dove arriva il rumore. Infine scopriamo questo enorme grillo, ma è notte, siamo stanchi e non facciamo alcuna foto. La biodiversità del Borneo ci è entrata in camera, ma tutti vorremmo solo dormire. Il silenzio non torna finché non riusciamo a mettere fuori dalla porta la scatola e il mega insetto invasore.

Kinabalu (Borneo)

Alle 5.30, senza quasi aver chiuso occhio, ci presentiamo all’appuntamento al Kinabalu Park Headquarters. Da lì, con la guida, ci dirigiamo a Timpohon Gate (1839m) da dove inizia la salita vera e propria. Siamo tra i primissimi salitori della giornata. Gli altri infatti dormiranno al rifugio e quindi non hanno la nostra fretta.

Kinabalu (Borneo)

La fretta è infatti evidente. Io e Toni siamo piuttosto allenati, ma non così tanto. La guida prende un passo che ci rendiamo conto quasi subito che non saremo in grado di mantenere a lungo. Eric, l’americano, invece è più giovane e probabilmente più allenato e non fa una piega. Io e Toni ci sentiamo degli idioti. Ma la nostra esperienza ci dice che non possiamo tenere quel ritmo per una giornata intera. Ne parliamo con la guida la quale accetta di lasciarci con il nostro ritmo ma ci dice anche che a quella velocità sarà impossibile per noi arrivare in vetta entro l’ora limite per ridiscendere. Io e Toni ci guardiamo, abbiamo alle spalle molta montagna, veniamo dalle Dolomiti dopotutto! Decidiamo di salire con il nostro ritmo. 

Kinabalu (Borneo)

Salutiamo quindi Eric e la guida che si allontanano in fretta. Cominciamo la nostra vera salita, alla nostra velocità. Forse siamo lenti, ma siamo anche costanti e sembriamo dei trattori diretti verso la vetta. Dopo aver superato circa 1400 metri di dislivello giungiamo a Laban Rata dove ci concediamo cinque minuti di pausa e un tè caldo. Ripartiamo.

Kinabalu (Borneo)

Siamo a pezzi. Mai nella nostra vita abbiamo superato una fatica simile. L’altitudine inizia a farsi sentire ma non è il problema maggiore. Nemmeno il freddo lo è. Il grosso problema è la fatica, immensa, senza pause e senza pietà. Eppure se vogliamo raggiungere la vetta dobbiamo stringere i denti e andare avanti, non c’è scelta. Non vogliamo rinunciare.

Kinabalu (Borneo)

Circa un’ora dopo la ripartenza verso la vetta incontriamo la guida ed Eric intenti nella discesa. La guida è incredula. Non ci avrebbe scommesso 10 centesimi. Eppure siamo lì, appena sotto i 4000 metri, distrutti ma imperterriti, con la cima come unico obiettivo. La guida, dietro al suo primo sincero sorriso, ci dice solo che ci aspetterà a Laban Rata per accompagnarci nella discesa. Ok. Un breve saluto e via di nuovo. 

Kinabalu (Borneo)

Low’s Peak, 4095m, il punto più alto della Malesia e del Borneo.

Siamo soli. Non c’è assolutamente nessuno. È pomeriggio inoltrato. Gli unici esseri umani sulla montagna a quest’ora sono radunati al rifugio. Il Kinabalu è meraviglioso. Offre altipiani e panorami indimenticabili, una vera goduria. Essere quassù da soli vale tutta la fatica fatta. La via è ben segnata, bisogna solo camminare e camminare. Ciò lascia libera la mente per i suoi viaggi. La connessione intima tra mente e corpo viene facilitata dalla fatica, più si fatica e più si entra in contatto con se stessi. I panorami incredibili e il silenzio non fanno altro che facilitare queste sensazioni. Impossibile non pensare in profondità.

Kinabalu (Borneo)

Sulla vetta del Kinabalu

Arriviamo a Low’s Peak distrutti, ma felicissimi. Dopo le foto di rito quasi non riesco a rialzarmi dalla pietra su cui sono seduto. Ci aspetta una discesa quasi altrettanto faticosa e sarà un’impresa in se stessa. A Laban Rata rincontriamo Eric e la guida e festeggiamo allegramente per qualche minuto. Dopo ore di discesa, alla base ci salutiamo, stravolti e felici. 

Kinabalu (Borneo)

Eric l’indomani ha un aereo per Tokyo. La guida (di cui non ricordo il nome) ritornerà a godersi la pensione. Io e Toni invece cercheremo con impegno di riacquisire il normale uso delle gambe. 

Images © Alfredo Paluselli
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