Vai al contenuto

Home
» KILIMANJARO (TANZANIA)

KILIMANJARO (TANZANIA)

Tag:

Oggi ti porterò alla scoperta di una delle icone più imponenti e affascinanti dell’Africa: il Kilimanjaro. Situato nella Tanzania settentrionale, questo maestoso vulcano dormiente è una delle mete più ambite per gli amanti dell’avventura e del trekking.

Alzando lo sguardo verso il cielo africano, ci si imbatte nell’imponente silhouette del Kilimanjaro, che con i suoi 5.895 metri di altezza, si erge come la montagna più alta del continente. Ma non è solo l’altezza che rende questa montagna così affascinante, ma anche la sua vastità, la sua straordinaria diversità biologica e la sua importanza culturale per i popoli della regione.

Nel corso degli anni, il Kilimanjaro ha attirato avventurieri e sognatori da tutto il mondo, attratti dalla sfida di raggiungere la sua cima e dalla bellezza mozzafiato dei suoi paesaggi. Ogni anno migliaia di escursionisti si imbarcano in un’avventura unica, attraversando foreste pluviali, passando per ambienti alpini e affrontando le rigide condizioni climatiche per arrivare in cima a questa montagna maestosa.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

Ma il Kilimanjaro non è solo un luogo per gli appassionati di trekking. La sua importanza culturale risiede anche nelle comunità locali che vivono ai suoi piedi. Queste popolazioni, come i Chagga e i Maasai, hanno sviluppato una forte connessione con il Kilimanjaro, considerandolo sacro e parte integrante delle loro tradizioni e leggende.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

In questo articolo, cercherò di ispirarti con la testimonianza della mia salita del Kilimanjaro e condividerò alcuni consigli utili per prepararti al meglio a questa straordinaria avventura.

Preparati a scoprire il fascino di questa montagna maestosa e a lasciarti incantare dalla sua bellezza senza tempo.

CONSIGLI PRATICI

Prima di iniziare il racconto, ecco una lista di consigli utili per te che desideri salire il Kilimanjaro:

  • Scegli la via di trekking adatta: Il Kilimanjaro offre diverse vie di salita, ognuna con caratteristiche e difficoltà diverse. Valuta attentamente le opzioni e scegli la via che meglio si adatta al tuo livello di esperienza e alle tue preferenze. Io scelsi la Machame e non ho motivi per non consigliarla. Un’altra possibilità valida sarebbe la Lemosho. Approfondisci bene e fai una scelta consapevole.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

  • Preparati: Il Kilimanjaro è una sfida fisica, non durissima è vero, ma è comunque importante preparare il corpo in anticipo. Qualche settimana o mese prima della salita allenati con lunghe camminate in terreni collinari o montani per abituare le gambe.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

  • Acclimatati gradualmente: l’acclimatamento è fondamentale per prevenire il mal di montagna. Pianifica un’ascesa graduale, scegliendo un’opzione che includa giorni di acclimatamento per consentire al tuo corpo di adattarsi lentamente all’altitudine. Se salirai con le guide, come è probabile e normale che sia, ci penseranno loro a farti salire al giusto ritmo. Non fare il fenomeno: ho visto molti correre e andare veloce sentendosi padroni di non si sa cosa. E poi li ho trovati qualche chilometro dopo sfiancati, a pezzi… addirittura obbligati a rinunciare e scendere dalla montagna. Sopra i 4000 metri nessuno è un fenomeno.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

  • Indossa abbigliamento adeguato: Le temperature possono variare notevolmente durante l’ascesa, quindi è essenziale indossare strati di abbigliamento leggero e caldo. Assicurati di avere un buon isolamento termico, una giacca impermeabile, calze termiche e un cappello caldo. Io ho portato anche delle ghette (utili per non far entrare terriccio e sassolini negli scarponi) e una cannuccia per purificare l’acqua che in Africa è sempre un’incognita.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

  • Ancora due parole sull’equipaggiamento: assicurati di avere ciò che serve, come uno zaino resistente, un sacco a pelo adatto alle basse temperature, un materassino isolante, una torcia frontale, bastoncini da trekking, occhiali da sole (possibilmente da ghiacciaio) e una bottiglia d’acqua resistente.Avere tutto non significa avere roba di marca e costosa. Io per esempio, come si vede dalle foto, avevo solo attrezzatura di fortuna che poi ho regalato alle guide. Era roba buona, ma vecchia e che potevo lasciare in Africa una volta sceso dal Kilimanjaro.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

  • Scegli un’agenzia seria: è consigliato affidarsi a una guida esperta che conosca bene il percorso e abbia esperienza nel guidare gli escursionisti sul Kilimanjaro. Una guida esperta può fornire consigli preziosi, supporto morale e garantire la tua sicurezza durante l’intero trekking.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

  • Idratati e nutriti adeguatamente: durante l’ascesa è fondamentale bere molta acqua per evitare la disidratazione. Assicurati di portare con te un sistema di purificazione dell’acqua. Inoltre, segui una dieta equilibrata che includa cibi energetici e nutrienti per mantenere le energie durante il trekking. Comunque se la tua agenzia è seria anche i pranzi e le cene saranno di qualità e non dovrai preoccuparti di molto.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

  • Rispetta l’ambiente e la cultura locale: durante il tuo viaggio, cerca di ridurre al minimo l’impatto ambientale e rispetta le regole locali. Non lasciare tracce di rifiuti e rispetta la flora e la fauna che incontri lungo il percorso. Mostra anche rispetto per la cultura locale e impara qualche frase di base nella lingua del posto.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

  • Preparati mentalmente: salire il Kilimanjaro richiede determinazione e forza mentale in quanto si tratta di una sfida lunga (quasi una settimana) e complicata dall’altitudine e dal clima molto variabile. Preparati mentalmente per le sfide che potresti affrontare durante l’ascesa. Mantieni una mentalità positiva e cerca supporto dagli altri membri del gruppo.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

  • Se affronti le prime giornate di salita senza problemi, bene. Ma non pensare che sia tutto così: l’ultimo giorno probabilmente partirai in piena notte per tentare di conquistare la vetta. Considera i primi giorni come una preparazione per quel momento. È lì che le cose si fanno difficili (non molto, ma un po’ sì). Io per esempio ho trovato temperature di -21°, neve, forti venti e poca visibilità. Un mezzo disastro insomma. Forse tu sarai più fortunato (lo spero!) ma mantieni le energie fino all’ultimo per non dover rinunciare magari qualche centinaio di metri sotto la vetta come ho visto succedere ad alcuni.

  • Goditi il viaggio: il Kilimanjaro offre panorami spettacolari e un’esperienza unica.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

Il mio nuovo romanzo
LEI E LA MONTAGNA |

ALLA RICERCA DEI SIGNIFICATI PIÙ PROFONDI DELLA VITA TRA LE PIÙ BELLE MONTAGNE DEL MONDO. UNA STORIA AUTENTICA, CHE APPASSIONA E FA RIFLETTERE

LA MIA SALITA

Siamo a circa 3000 metri. È il 3 ottobre 2015, abbiamo sistemato il campo base tra gli ultimi alberi della foresta pluviale e l’inizio della brughiera. O meglio hanno sistemato. I portatori. Questi incredibili uomini che con un peso di 20 kg a testa risalgono velocemente il Kilimanjaro, su e giù, innumerevoli volte l’anno.

Noi invece viaggiamo tutto sommato leggeri, il peso maggiore è dato dall’acqua, i tre litri giornalieri utili a sopportare i disagi dell’alta quota. La salita non è stata dura: un lungo avvicinamento tra la bellissima foresta pluviale. Non fa freddissimo, ma un buon abbigliamento è già richiesto a questa altitudine, c’è umidità, specie la notte.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

Credo che più in alto troveremo un freddo pungente, spero di essere attrezzato a dovere. Già ora sto usando abbigliamento termico che credevo riservato a quote maggiori, vedremo. Ho calcolato che ogni scalatore ha circa sette persone che gli permettono la salita, tra guide, cuochi e portatori. Siamo una spedizione di circa trenta persone in totale, divise in varie squadre. Il campo è quindi animato da circa duecento persone e si presenta come una grande distesa di tende colorate situata tra gli alberi. Da una parte il sentiero di arrivo e, dall’altra, il sentiero di partenza.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

Aggirandosi per le tende si sentono lingue da tutto il mondo, c’è un piccolo gruppo di francesi, dei norvegesi, americani, austriaci, parecchi asiatici (credo koreani), tedeschi. La lingua prevalente è il bellissimo swahili. Di italiani, a parte Simone e io, nemmeno l’ombra.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

Domani saliremo fino a 3800 metri per un ripido sentiero, staremo circa quattro ore a quella quota per poi salire a 4000 e ridiscendere a 3800. È un buon metodo per acclimatarsi. Guardo negli occhi gli altri salitori e vedo la gioia di essere qui, ma spesso vedo anche preoccupazione e mi pare la stessa che ho io. Come reagirò all’altitudine? Ce la farò ad arrivare in vetta? Ma più semplicemente la domanda che credo molti si pongano è: come passerò la notte? Infatti la notte sta arrivando, abbiamo cenato alle 18.00 e ora è già buio, inizia a far freddo e già molti son chiusi dentro le proprie tende. Ma nessuno di noi è così stanco da dover già dormire. Pochi hanno libri per evitarne il peso e perché la luce è preziosa.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

Ora anch’io sono nella mia tenda. Sento Simone, nella tenda a fianco che prega, sento altri chiacchierare. A volte piove per qualche minuto, poi smette. La notte è lunga ma tutto sommato riesco a dormire.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

Ecco, ora è mattina e ricomincia questa splendida avventura. Dopo colazione partiamo, il passo è lentissimo. L’unico modo per cercare di evitare il mal di montagna è camminare piano, pianissimo. Il corpo ha bisogno di tempo per adeguarsi all’altitudine e per questo si va piano. Le due nostre guide, Frank ed Emilian, continuano a dircelo: «pole pole, Hakuna Matata» (piano piano, nessun problema). Un’altra cosa che ci ripetono in continuazione, oltre a sforzarci di bere molta acqua, è: «No race in the mountain». Durante la salita, quando vengo sorpassato da gruppi velocissimi, mi chiedo se arriveranno in vetta. Comunque non è sicuro che io arriverò.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

Salire a 6000 metri è una scoperta del proprio fisico e della propria determinazione. La tenacia potrebbe non bastare: il mal di montagna colpisce senza guardare in faccia nessuno e a volte perfino le guide, dopo centinaia di salite alla vetta, devono rinunciare. Per questo abbiamo due guide anziché una soltanto. Frank mi racconta che sale sul Kilimanjaro due volte al mese circa e che per diventare guida ha fatto il portatore per molti anni, poi ha seguito un corso di un anno e superato un periodo di prova.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

Col nostro cammino lento – ma continuo – stiamo comunque uscendo definitivamente dalla foresta pluviale e stiamo entrando nella brughiera. Il paesaggio si fa più tipicamente montano, ma è ancora arricchito da una vegetazione tipicamente africana, con fiori bellissimi. Le rocce si fanno scure, vulcaniche, e c’è qualche traccia di ossidiana. La fauna è quasi assente per quanto possiamo percepire transitando sul sentiero. Ma anch’io, se fossi un animale, con tutto questo spazio, me ne starei ben lontano dai sentieri. Colpisce la quasi totale assenza di insetti, solo qualche formica qua e là. Purtroppo la giornata si presenta nebbiosa e con cielo coperto, ottimo per camminare, ma non altrettanto per i panorami. Poco male, avremo modo di ammirare la montagna nella sua bellezza, e comunque questa mattina abbiamo potuto vedere qualche scorcio a lunga distanza.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

Arriviamo a 3800 metri, al nostro nuovo campo base, le tende sono state già preparate. Mi sento un po’ in colpa. Mi sento un banale turista che paga e viene portato a manina in cima alla montagna. Non faccio nemmeno fatica perché l’andatura è talmente lenta da non essere faticosa. C’è nebbia tutto intorno e il tempo peggiora. Ora piove, ma il freddo è sopportabile. C’è il verso di un uccello che non riesco a identificare. Il campo di oggi si presenta più spazioso di quello di ieri, la distesa di tende è meno concentrata, purtroppo il tempo avverso non facilita i rapporti sociali, tutti tendono a rinchiudersi nelle tende, aspettando la fine della pioggia.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

Serjli, il cuoco, oggi ha preparato una minestra di kiukamba, una verdura davvero ottima che non avevo mai mangiato, e una splendida pasta al pomodoro e verdure, omaggio a noi italiani. Poi riposeremo. Più tardi faremo la nostra salita e discesa di duecento metri per facilitare l’acclimatamento all’altitudine. Se con tutti questi accorgimenti non arriveremo alla vetta sarà per me una sconfitta morale non da poco, ma ce la farò! Al momento sia Simone che io stiamo bene, l’arrossamento degli occhi o il dormire poco sono dettagli che non ci preoccupano. La salita continua.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

È sera. Piove. Abbiamo fatto una breve esplorazione di acclimatamento nei dintorni dell’accampamento, fino a Shira Cave, 4000 metri. Le guide dicono che stanotte farà molto freddo, preparerò il sacco da bivacco attorno al mio sacco a pelo. La nebbia avvolge tutto il paesaggio circostante e sembra una situazione irreale. Il tempo non passa, ma siamo tranquilli, seduti nella tenda che usiamo per mangiare, da qui si sentono i portatori continuamente parlare in dolce swahili, ridono spesso, sono simpatici. Emilian prima, durante la passeggiata, mi ha chiesto come funziona la sua professione in Italia. Gli ho detto che andare in montagna in Italia è completamente diverso che qui, sul Kilimanjaro. In Italia difficilmente si fanno attraversate di settimane e, nel caso, non ci sono portatori: ognuno porta le cose che gli servono e solitamente si fa base nei rifugi o nei bivacchi. Sicuramente non esistono in Italia montagne talmente alte da richiedere una settimana per l’ascesa. Mi ha poi chiesto come sono le donne in Italia e ha riso di gusto quando gli ho risposto scherzando che sono costose.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

Domani sarà una giornata piuttosto dura, saliremo dai 3800 metri attuali fino a 4600 per poi ridiscendere fino a 3950 metri, dove dormiremo. È il metodo migliore per avere la meglio sul mal di montagna che spero proprio di non scoprire. Gli occhi ora mi fanno male ma non capisco se è l’altitudine, il freddo, la polvere o il vento. Forse è solo un caso è spero che dopo la dormita di questa notte questo fastidio passi. A cena mangiamo un’ottima zuppa di carote e zenzero seguita da riso e avocado.

La notte è stata freddissima, e quasi insonne. Ci siamo risvegliati in un bianco scenario africano, tutto ricoperto da una sottile brina luccicante. Ma il cielo è finalmente sereno. Sono le sei e il sole è ancora dietro al Kilimanjaro, a breve mi offrirà la possibilità di scattare una foto bellissima. Il campo inizia ad animarsi, io preparo le mie cose e appoggio spazzolino da denti e dentifricio sopra una roccia, vicino alla tenda. Dopo colazione il dentifricio non c’è più, lo cerco e lo ritrovo una decina di metri più in là. Un uccello lo ha preso, lo ha addentato per assaggiarlo ma evidentemente non gli piaceva e lo ha lasciato lì. Ora sono senza dentifricio. Ma ho un aneddoto in più da raccontare, c’è sempre qualcosa di buono.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

Siamo saliti fino ai 4600 metri della bellissima Lava Tower, un imponente colosso di pietra lavica nera, per poi scendere a quota 3950 dove i portatori hanno montato l’accampamento. Sono incredibili, viaggiano al doppio della nostra velocità portando più del doppio del peso e appena arrivano al campo montano le tende e tutto il necessario. Anche se mi sento un ricco sfruttatore devo ammettere che salire questa montagna, con tutti i cambiamenti di clima, di altitudine e di habitat che presenta, senza il loro aiuto sarebbe una cosa davvero non per tutti. Non dubito comunque che molti occidentali lo abbiano fatto. Il campo oggi è molto esteso perché si trovano persone provenienti dal percorso Machame, il nostro, e dal percorso Lemosho. Questo è quindi un crocevia fondamentale. Il sentiero di domani si presenta ripido e scosceso, lo chiamano Barranco Wall, credo che il nome derivi dal sottostante Barranco river. Il tempo oggi è stato clemente ma già ora siamo circondati da nuvole. Il cielo cambia continuamente, spero solo di poter vedere anche stasera l’incredibile spettacolo di stelle che ho visto i giorni scorsi.

Questa sera il Kilimanjaro ci ha regalato un tramonto straordinario dipingendosi di rosso, forse imitando le Dolomiti! Sull’altro versante, verso il monte Meru, c’era un mare di nuvole qualche centinaio di metri più in basso. Era bellissimo. Le persone sembravano incantate, e io con loro. Mi chiedo quante volte ho visto spettacoli simili a Passo Rolle, ma qui è diverso. Questo pianeta è veramente un capolavoro.

Il cielo è ora meravigliosamente stellato e si distingue molto bene la via lattea. Un topo si è infilato sotto la mia tenda e ho dovuto aspettare che se ne andasse per entrare, altrimenti rischiavo di schiacciarlo. Questo monte così immenso crea un universo dentro e sopra a sé, le nostre montagne italiane sono bellissime ma il Kilimanjaro può vantare una vastità davvero unica e disorientante.

Kilimanjaro - Alfredo Paluselli Kilimanjaro - Alfredo Paluselli

Arriviamo in vetta il 14 ottobre 2015 alle ore 5 del mattino circa. Ci sono -21°, poca visibilità e forti venti. Le poche ore di riposo son state insonni e l’altitudine si fa sentire. Ma non importa: solo essere qui è una cosa meravigliosa e fa scordare ogni scomodità e ogni fatica.

Images © Alfredo Paluselli
Cuorecielo.com racconta viaggi esotici, luoghi stupendi ed esperienze di crescita personale. Ogni contenuto è stato creato con positività, inseguendo il sogno possibile di un mondo migliore. Alfredo Paluselli​

I MIEI LIBRI

Petrified Forest (USA) - Cuorecielo - Alfredo Paluselli

PETRIFIED FOREST (USA)

Petrified Forest: un luogo magico e misterioso situato negli Stati Uniti che ti farà immergere in un mondo preistorico.

Maceiò, Brasile - Cuorecielo.com - Alfredo Paluselli

MACEIÒ (BRASILE)

Questa destinazione è chiamata anche "Caribe Brasileiro" per via delle sue acque cristalline e delle spiagge che sembrano davvero infinite.

KILIMANJARO (TANZANIA)

Un resoconto della mia salita al Kilimanjaro del 2015 e qualche consiglio pratico per chiunque voglia intraprendere questa avventura.

fomo

VIAGGIARE PER SUPERARE LA FOMO

La FOMO (Fear Of Missing Out) è una forma di ansia sociale caratterizzata dalla paura di perdersi qualcosa di importante.

Ricevi ispirazioni

Per rimanere in contatto con Cuorecielo puoi iscriverti alla newsletter
…oppure al canale Whatsapp! 
Scegli tu!

NON MANCARE!
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER 
DI CUORECIELO

la meta

è partire

Alfredo Paluselli

Questo è CUORECIELO.COM
Grazie della visita! 
Alfredo Paluselli

seguimi

Tutto il materiale presente in cuorecielo.com è coperto da copyright